Quando ognuno
avrà imparato a guardare
a casa sua,
nel suo animo,
nel suo cuore,
il suo disordine,
la sua incoerenza,
le sue abitudini,
le sue fatiche,
i suoi ritardi,
la sua maleducazione,
la sua pigrizia,
i suoi limiti,
i suoi sbagli,
il suo orgoglio,
la sua ostinatezza,
non gli avanzerà di giudicare alcuno,
né di credersi superiore,
né di ritenersi migliore di altri.
Semplicemente,
non gli resterà altro tempo
se non quello per correggersi e proporsi di essere oggi...
migliore di ieri.
Come sei bella l’aria e l’acqua di Istanbul nel tuo sorriso, la voluttà della mia città nel tuo sguardo o mia sultana, o mia signora, se tu lo permettessi e se il tuo schiavo Nazim Hikmet l’osasse sarebbe come se respirasse e baciasse Istanbul sulla tua guancia ma sta attenta, sta attenta a non dirmi avvicinati. Mi sembra che se la tua mano toccasse la mia cadrei morto sul pavimento.