I tuoi figli non sono figli tuoi.
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo ma non li crei.
Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore,
ma non le tue idee.
Perché loro hanno le proprie idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo,
non alla loro anima.
Perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire,
dove a te non è dato di entrare,
neppure col sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro
ma non volere che essi somiglino a te.
Perché la vita non ritorna indietro,
e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.
Proprio come un albero ha un milione di foglie, similmente, anche se Dio è uno solo, sono sorte tante religioni quanti gli uomini e le donne, anche se tutte radicate nello stesso unico Dio.
Chi sei tu? – disse il Bruco. Non era un bel principio di conversazione. Alice rispose con qualche timidezza: -Davvero non te lo saprei dire ora. So dirti chi fossi, quando mi son levata questa mattina, ma d’allora credo di essere stata cambiata parecchie volte.
Si ferma il tempo quando sei con me fino a sentirci soli tra la gente. Perché divisi non valiamo niente, ma insieme siamo l'opera d'arte più bella di sempre.
Allora udrò la voce della tua lode e contemplerò le tue delizie, che non vengono né passano. Ora i miei anni trascorrono fra gemiti, e il mio conforto sei tu, Signore, padre mio eterno.
All’Università non ho passato alcuni esami in diverse occasioni. I miei amici invece si. Ora loro sono ingegneri e lavorano alla Microsoft. Io ne sono proprietario.
Come ti sentiresti se ti dicessi che ti amo? È semplicemente una cosa che vorrei fare. Mi sto prendendo il mio tempo, trascorrendo la mia vita ad innamorarmi di te sempre più profondamente, quindi dimmi che mi ami anche tu.