Come sempre suole accadere in un lungo viaggio, alle prime due o tre stazioni l’immaginazione resta ferma nel luogo di dove sei partito, e poi d’un tratto, col primo mattino incontrato per via, si volge verso la meta del viaggio e ormai costruisce là i castelli dell’avvenire.
Vorrei che un proiettile mi bucasse la testa ad alta velocità, sentirei meno dolore, la pioggia che scorre, scorre. Se sapessi dov'è il paradiso, potrei scavalcare le porte.